l'Analista Filosofo
l'Analista Biografico a Orientamento Filosofico
chi è e cosa sa fare
(in 14 punti)
l'Analista Biografico
a Orientamento Filosofico
chi è e cosa sa fare
(in 14 punti)
- Innanzitutto è un filosofo [i]: é filosofo perché impegnato a trasformare la sua esistenza in una consapevole pratica di ricerca di senso, partecipando alla vita di una comunità-scuola filosofica e dandosi una disciplina individuale e costante di esercizi corpomente finalizzati a questa ricerca.
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È vitalmente interessato al mondo della storia collettiva e capace di leggere i contesti e le cornici delle relazioni duali e dei processi individuali.
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Sa aiutare gli altri a riportare ai nessi biografici ogni contenuto si presenti, invitandoli all’autoriflessività propria del racconto e della scrittura autobiografica.
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Sa stare nel rapporto con l’altro sentendo e interrogando ciò che passa nella relazione, innescando stati emotivi e capacità cognitive sedimentati nella storia dei partecipanti all’incontro. In altri termini, sa stare nella relazione trasferale e cotrasferale.
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È in grado di distinguere e di aiutare a distinguere le dimensioni psicopatologiche che richiedono un trattamento specifico diverso da quello che è in grado di offrire. Sa indirizzare ad altri domande esplicite o implicite che ritiene troppo distanti dalle sue competenze.
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Sa imparare a vivere i suoi limiti e la sua impotenza in modo differente da una sconfitta, sforzandosi di considerarli come esercizi preziosi che ricordano la misura propria di tutti e di tutte le cose e che rimandano alla interdipendenza con gli altri e con la natura esterna a sé.
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Sa valorizzare e leggere le forme del pensiero immaginativo insieme a quelle del senso comune e dell’argomentazione. In particolare sa lavorare con i sogni, con le fantasie e con il gioco.
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Sa sentire il suo corpo e il suo gesto con consapevole partecipazione e con la cura di chi li ritiene dimensioni fondamentali di espressione e di interrelazione. Sa indirizzare gli altri all’apprendimento di pratiche corporee significative per il loro percorso biografico.
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Sa costruirsi regole e tecniche di assetto degli incontri (assetto, o setting, interiore ed esteriore) con la propensione a studiarne l’applicazione individualizzata.
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Sa di rappresentare un bisogno e una funzione educativa e pedagogica sempre presenti nelle relazioni. Dovendo e sapendo, in primo luogo, essere sempre allievo delle situazioni e degli incontri, sa insegnare valorizzando la ricerca del maestro interiore.
Sa mostrare le possibilità di “immaginare altrimenti” le situazioni, le comunicazioni, le inerzie, gli ostacoli.
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Sa stare nel silenzio e nella compartecipazione empatica ogni volta che l’esperienza tocca ciò che in quel momento eccede ogni parola oppure segnala il sentimento dell’irrimediabile.
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Sa aiutare a intravedere in modo vivo, biografico, partecipe e attento ai dettagli[ii] le possibilità di trascendere la prospettiva egoica, nel senso della ricerca di un pensiero-discorso vero (capace cioè di sostenere ed esprimere la complessità del reale); la possibilità di trascendere il proprio interesse per l’interesse comune; la possibilità di trascendersi nella conoscenza e nel sentimento della cosmicità dell’esistenza; la possibilità di trascendere qualsiasi maestro per la sequela della figura interiore della saggezza-conoscenza.
Infine e sopra ogni cosa cerca di ricordare a se stesso, ogni giorno, che le indicazioni date qui sopra, come ogni altra regola o scopo, cognizione, tecnica, legittimazione, carica o riconoscimento sono sempre infinitamente piccoli di fronte al sentimento della vita che devono e possono nutrire e del quale, soprattutto, devono nutrirsi. Tuttavia, proprio perché ogni dichiarazione di intenti e ogni regola è intrinsecamente limitata e provvisoria, proprio per questo va compresa e rispettata con la massima cura prima di considerarsi in grado di farne a meno.
Note
(i) Ma in un senso diverso dal lettore o dall’insegnante di filosofia, o dall’esperto in filosofia, o di chiunque usi la filosofia per un’occupazione o per farsi una cultura, o anche per divertirsi intelligentemente .
(ii) Questo si dice per invitare a osservare criticamente la tendenza a somministrare agli altri bocconcini o pillole
indigeribili di sentenziosità filosofiche, religiose o della cosiddetta alta cultura senza un’adeguata valutazione del
momento, del tono emotivo, della propensione all’integrazione e alla trasformazione dei contenuti proposti.

