Biografia
Romano Màdera
una Biografia
Romano Màdera
una Biografia
Chi è Romano Màdera
Romano Màdera, nato nel 1948, è uno dei filosofi e psicoanalisti più rilevanti dell’Italia contemporanea e autorevole protagonista della scena culturale internazionale.
Màdera è considerato tra i filosofi che più hanno contribuito a riportare la filosofia nel vivo dell’esperienza personale e sociale contemporanea.
Il nucleo della sua riflessione si è formato e sviluppato da un ricco intreccio di influenze filosofiche, psicoanalitiche e spirituali, che segnano fortemente la sua opera e il suo contributo teorico, orientandole in modo sempre più definito verso una pratica della cura e della trasformazione esistenziale.
Romano Màdera è attivo come saggista, analista filosofo e psicoanalista di formazione junghiana, collabora con centri formativi e culturali di rilievo con una intensa partecipazione a congressi nazionali e internazionali, a reti scientifiche europee e pubblicazioni. Ha così contribuito, e continua oggi, a far conoscere la pratica della filosofia come cura, la centralità della narrazione e il ruolo della spiritualità laica nel mondo contemporaneo.
Màdera è associato a reti accademiche, istituzionali e cliniche di respiro internazionale: è membro dell’AIPA, l’Associazione Italiana di Psicologia Analitica, della IAAP, International Association for Analytical Psychology, del LAI, Laboratorio Analitico delle Immagini ed associazione per lo studio del Gioco della sabbia nella pratica analitica e della redazione della Rivista di Psicologia Analitica.
Accademicamente, è stato professore ordinario di Filosofia morale e di Pratiche filosofiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca fino all’anno accademico 2015-2016. Precedentemente ha insegnato all’Università della Calabria e all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Màdera è stato tra i principali promotori in Italia delle Pratiche Filosofiche ed è uno dei fondatori dei Seminari aperti di pratiche filosofiche e della Scuola Philo di Milano, uno dei primi centri europei ad essere vero e proprio laboratorio della filosofia come pratica di vita. Attualmente collabora alle iniziative del centro culturale della stessa Scuola.
Ha chiamato la sua proposta nel campo della ricerca e della cura del senso Analisi Biografica a Orientamento Filosofico, ABOF, e ne ha diffuso l’approccio in Italia e all’estero.
Ha fondato la Società degli Analisti Biografici a Orientamento Filosofico, SABOF, e la Scuola in cui gli Analisti Biografici si formano, la Scuola in ABOF, dove ha insegnato fino all’anno 2023-2024.
Sua anche l’idea alla base della Compagnia di Spiritualità Laica, CSL, fondata nel 2022: uno spazio condiviso per orientare ad un impegno comune di ricerca di senso che accoglie le diverse appartenenze senza annullarle. Sincretica e inclusiva, la CSL favorisce il dialogo tra tradizioni e offre a ciascuno la possibilità di coltivare la propria via spirituale in un libero scambio di esperienze.
È autore di saggi innovativi tradotti all’estero e di numerose pubblicazioni con traduzioni in più lingue in cui affronta temi il cui intreccio è oggi all’avanguardia come la cura di sé e degli altri, il senso della vita, la responsabilità, la mistica quotidiana e la spiritualità laica, offrendo una riflessione critica e costruttiva sulla modernità e sulle crisi dell’identità contemporanea.
È il curatore delle edizioni Mondadori dedicate agli scritti di Freud in Italia. Coerentemente con la propria visione, presenta e arricchisce con le sue note quei saggi di Freud scritti tra il 1901 e il 1919 e raccolti in Psicoanalisi e vita quotidiana, sottolineando come la psicoanalisi sia strumento di comprensione della normalità e non solo della patologia. Inoltre offre una lettura del compendio di saggi a tema La sessualità che valorizza la centralità della dimensione erotica nella vita psichica e nella cultura umana.
Gli altri libri da Màdera curati o introdotti, approfondiscono i temi essenziali della sua riflessione: la tradizione junghiana e l’immaginario psicologico, la filosofia come pratica trasformativa ed esperienza esistenziale, la spiritualità laica dell’età contemporanea e le pratiche narrative autobiografiche e mitobiografiche come strumenti di conoscenza e crescita personale.
Tra i saggi più importanti di Màdera: La carta del senso, psicologia del profondo e vita filosofica – Il metodo biografico – Lo splendore trascurato del mondo – Una spiritualità laica – Il nudo piacere di vivere – Carl Gustav Jung. L’Opera al Rosso.
Romano Màdera è uno degli intellettuali italiani contemporanei che partecipa attivamente agli eventi e ai cicli di conferenze promossi dalla Fondazione Eranos di Ascona, storica istituzione legata all’eredità di Jung, alla psicologia del profondo e al dialogo interdisciplinare tra filosofia, spiritualità e scienza. Il suo legame con Eranos si concretizza anche nella costante collaborazione con Riccardo Bernardini, responsabile scientifico della Fondazione, con cui Màdera condivide e sviluppa progetti di ricerca, attività formative e interventi pubblici. Insieme, contribuiscono all’attualizzazione della tradizione eranosiana in chiave filosofica, psicologica e spirituale. Come relatore delle Eranos-Jung Lectures e negli incontri annuali del Monte Verità, Màdera – spesso insieme a Bernardini – propone interventi sul rinnovamento del senso, sull’incontro tra eredità junghiana, pratica filosofica e trasformazione etica, con un’attenzione particolare al rapporto tra individuo, comunità e forme simboliche, e promuove attivamente un pensiero dinamico e dialogico sulle sfide della tradizione junghiana.
A livello internazionale Romano Màdera è in relazione con psicoanalisti di ambito junghiano di rilievo fra cui Gordon Cappelletty in North Carolina – con cui ha scritto Il caos del mondo e il caos degli affetti – Renos Papadopoulos in Gran Bretagna, Christian Gaillard in Francia e con Bernardo Nante in Argentina, curatore della traduzione in spagnolo del Libro Rosso di Jung, e Meletis Meletiadis in Grecia.
Formazione, influenze e metodo
Màdera si distingue per aver saputo fondere filosofia, psicoanalisi e spiritualità laica in un progetto di formazione e cura volto alla ricerca del senso della vita, della responsabilità, dell’autenticità e della costruzione consapevole di sé tramite la narrazione e la pratica esistenziale, con uno spiccato interesse anche verso l’esperienza mistica nella quotidianità.
Romano Màdera nel proprio percorso ha intrecciato il pensiero di figure di riferimento come Marx, Nietzsche, Foucault, Giovanni Arrighi, Paolo Aite, Jung, Hadot e Gioacchino da Fiore combinando il rigore teorico con la prassi clinica, la tensione educativa e la profonda influenza sia della religione – vissuta dapprima nell’ambiente cattolico, poi nel confronto con il mondo valdese – sia della militanza politica – originatasi nel contesto delle lotte operaie e studentesche degli anni ’70, culminata con la partecipazione attiva al Gruppo Gramsci – sia della filosofia – da cui la riflessione critica sulla cura dell’anima – e sia della psicoanalisi – che gli ha offerto strumenti profondi per l’esplorazione di sè, la trasformazione interiore e il valore terapeutico della narrazione. Màdera ha così incarnato una riflessione sapiente e militante che valorizza la narrazione biografica, il dialogo tra tradizioni, la cura e la spiritualità laica, al servizio di una rinnovata pratica filosofica trasformativa di ricerca e cura del senso.
Cresciuto a Malnate, piccolo paese del Varesotto, in una comunità permeata dalla cultura cattolica e dalla presenza educativa dei missionari comboniani, Màdera ha vissuto l’esperienza religiosa come uno spazio di senso, giustizia e solidarietà. L’ambiente dell’oratorio e l’incontro con l’impegno missionario cattolico gli hanno trasmesso valori di attenzione agli ultimi, idealismo evangelico e ricerca del riscatto umano — motivi che resteranno al centro della sua riflessione anche nei decenni successivi.
L’esperienza religiosa giovanile costituisce la base di un’immaginazione vivace, di un desiderio di incantamento, e di una tensione verso il senso, che Màdera reinterpreta in modo originale nei suoi lavori filosofici e psicologici. In questo modo, la religione ha fornito il primo linguaggio del senso e della cura, che diventeranno elementi chiave nel suo pensiero.
Fin dagli anni della formazione filosofica all’Università Statale di Milano, Màdera è affascinato sia dalla profondità della filosofia antica — specialmente dalla sapienza socratica, platonica e dalla riflessione stoica sulla cura dell’anima — sia dalla ricchezza di pensiero dei moderni maestri della critica come Marx e Nietzsche che, con la loro radicale interrogazione e decostruzione dei fondamenti sociali, culturali e morali della modernità, lo invitano ad interrogarsi su senso, desiderio, alienazione e moralità in una prospettiva non dogmatica.
In questi anni ’70 la sua coscienza critica matura partecipando attivamente a movimenti di filosofia politica e sociale. Centrale in questa fase è l’esperienza del Gruppo Gramsci, fondato insieme a Giovanni Arrighi e Luisa Passerini, attivo in tutta Italia e che si pone come laboratorio di pensiero e azione capace di intrecciare la teoria marxista con l’impegno diretto nei collettivi operai e nei movimenti sociali. Qui, la riflessione sulla crisi del capitalismo, sui rapporti di egemonia e sul ruolo degli intellettuali organici si fonde con una pratica di formazione militante e di ricerca di nuove forme di resistenza e cambiamento.
Nel Gruppo Gramsci, il rapporto tra Màdera e Arrighi si configura come un dialogo serrato tra l’analisi dell’economia mondo sviluppata da Arrighi e la riflessione filosofico esistenziale di Màdera, centrata sui processi di trasformazione soggettiva e collettiva. Arrighi, forte della sua competenza in storia economica e nei processi di globalizzazione, rappresenta il polo analitico strutturale, mentre Màdera incarna la tensione verso la formazione, la coscienza critica e il radicamento nelle lotte di operai e studenti nel contesto milanese dei primi anni Settanta.
Questa collaborazione teorico politica trova il suo vertice nella redazione delle tesi fondanti del Gruppo Gramsci alla fine del 1971, stese in primo luogo da Màdera e Arrighi, che ne sono i principali autori teorici pur all’interno della forma collettiva con cui il testo viene presentato. Le tesi esprimono in modo coerente il loro pensiero congiunto sulla crisi del capitalismo e sui compiti dei comunisti e vengono pubblicate nel 1972 da Sapere come primo numero dei Quaderni di Rassegna comunista, con il titolo Crisi del capitale e compiti dei comunisti.
Il loro lavoro teorico comune diventa così il riferimento programmatico del Gruppo Gramsci, segnando per entrambi una stagione di militanza intensa in cui l’elaborazione concettuale e la pratica politica si alimentano a vicenda nelle fabbriche, nelle scuole e nei territori. Questa fase lascia una traccia duratura: per Arrighi, nel successivo sviluppo della teoria dei cicli sistemici e dell’economia mondo; per Màdera, nell’attenzione alla dimensione etico politica, alla formazione e alla soggettività che attraverserà le sue ricerche filosofiche e psicoanalitiche successive.
A metà degli anni ’70, Màdera, a seguito di una profonda crisi esistenziale generata principalmente da lutti familiari, da sperimentazioni personali e dall’implodere delle prospettive politiche collettive si distacca dalla militanza gramsciana e si avvicina alla psicoanalisi e in seguito alla tradizione valdese.
Ha luogo così una sua ulteriore maturazione in cui restano fondanti, così come anche nei futuri sviluppi del suo pensiero, le suggestioni di Marx e Nietzsche, con la loro critica dell’alienazione, il desiderio di senso e l’appello alla ridefinizione della soggettività e i contributi di Michel Foucault – in particolare i temi delle tecniche di sé, della soggettività e delle genealogie del potere.
Tra la fine degli anni ’70 e i decenni seguenti, Màdera compie una transizione dall’ambiente cattolico e militante verso una spiritualità più libera e dialogica. Dall’esigenza di trovare nuove radici, responsabilità e libertà di coscienza, nasce il suo ingresso nella Chiesa Valdese come luogo di dialogo e rinnovamento etico che accompagna e arricchisce la sua evoluzione personale e filosofica, pur restando aperto all’incontro con altre tradizioni religiose e monastiche.
In questo itinerario di ricerca spirituale e di apertura alle molteplici forme della trascendenza, per Màdera assume un valore particolare sia sul piano storico sia simbolico, il reincontro con la figura di Gioacchino da Fiore – per la sua visione profetica della storia e dell’evoluzione spirituale dell’umanità – già a lui nota dagli studi universitari
Gioacchino da Fiore (circa 1130 – 1202) propose una visione profetica della storia e dell’evoluzione spirituale dell’umanità. Suddividendo la storia, in tre età, e promulgando una dottrina della Trinità diversa da quella ufficiale, anticipando l’arrivo di una nuova era spirituale che, caratterizzata da libertà interiore, avrebbe superato la Chiesa istituzionale. Queste idee furono condannate dalla Chiesa per il loro carattere millenaristico e la distanza dal dogma, e lo resero una figura di confine tra profezia e eresia, malgrado abbia influenzato profondamente il pensiero religioso, filosofico e la cultura profetica del medioevo e oltre.
Màdera valorizza la figura e il mito di Gioacchino da Fiore come modello di una storia aperta alla trasformazione e alla promessa di una terza età dello Spirito, in cui la profezia gioachimita diventa mito fondatore capace di ispirare una filosofia dell’attesa, della libertà spirituale e della ricerca etica, superando rigidità dogmatiche e aprendo al dialogo tra tradizioni e all’utopia di una spiritualità laica collettiva.
Per quanto riguarda il percorso psicoanalitico, Màdera entra in contatto con Freud attraverso la lettura de L’interpretazione dei sogni, testo che la sorella Rossella gli dona all’inizio del percorso universitario e ne approfondisce lo studio già durante la sua formazione filosofica universitaria e la transizione personale dalla militanza politica.
Màdera farà proprie molte delle teorie freudiane, rielaborandole in modo originale, integrandole solo parzialmente nel suo pensiero e affiancandole ad altri approcci filosofici e psicoanalitici. Affermerà che la vera rivoluzione di Freud non è tanto nelle teorie, quanto nell’aver creato lo spazio del colloquio analitico, luogo protetto dove l’individuo può riconoscere e dare voce alle proprie parti impresentabili e nell’aver svelato il valore simbolico di sogni, gesti, immagini, offrendo così, senza volerlo, alla filosofia come modo di vivere un nuovo spazio d’espressione, interrogando il senso biografico al di là dei percorsi tradizionali ormai afoni.
L’incontro con Freud segna il primo passo di un cammino che Màdera seguirà con intensa passione, contribuendo nel tempo ad ampliarne la portata sia nel contesto italiano sia internazionale e nel quale il ruolo fondamentale è rappresentato dal percorso di analisi, personale e poi didattica, che dalla fine degli anni ’70 intraprende con Paolo Aite, noto neuropsichiatra e psicoanalista italiano di scuola junghiana.
Nell’analisi junghiana Màdera riconosce un orizzonte di trasformazione intrapsichica e di lavoro sulle immagini inconsce.
Carl Gustav Jung è fonte essenziale per Màdera, non solo lo Jung clinico, ma anche lo Jung filosofico e visionario del Libro Rosso, figura che gli permette di integrare temi come il mito, la trasformazione del Sé e la ricerca di senso spirituale laico, riattualizzando queste prospettive nella contemporaneità.
La sua ricerca si orienta quindi decisamente verso l’orizzonte psicoanalitico che diviene fondamentale nel suo percorso teorico, clinico ed esistenziale.
Dal confronto e dalla relazione con Aite – con la sua finezza nell’indagine sull’inconscio e sul simbolico – Màdera assimila la lezione della psicologia complessa e l’importanza della dimensione immaginale. Il dialogo clinico, la cura della relazione, il rispetto per la complessità dei vissuti — elementi vivi nella pratica di Aite — diverranno centrali anche per Màdera nella elaborazione della pratica clinica e della costruzione teorica della sua originale forma di analisi, l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofico – da qui in poi indicata con il suo acronimo ABOF – attenta tanto alla profondità psichica quanto all’apertura filosofica e narrativa dell’esistenza.
Ancora nell’ambito analitico, Ernst Bernhard, di cui Aite fu allievo, rappresenta per Màdera un ponte tra psicologia junghiana e cultura europea, un esempio di apertura, di interdisciplinarità e di ascolto critico della soggettività e un modello fondante per il dialogo interculturale – tra Oriente e Occidente, tra il mito e la storia – e per la valorizzazione della narrazione e del mito all’interno delle dinamiche psichiche.
Il lavoro di Bernhard – tra i primi a portare Jung in Italia e a praticarne una lettura laica e interculturale – rappresenta per Màdera una bussola per pensare la psicologia come sabbia mobile di simboli, narrazioni, genealogie culturali, ed è spesso evocato nei suoi scritti quando riflette sulle radici dell’ABOF e sulla funzione della narrazione biografica come pratica terapeutica e filosofica.
Màdera riprende da Ernst Bernhard il concetto di Mitobiografia, in cui la narrazione personale si proietta su quei grandi archetipi mitologici che rendono comprensibile la propria storia, definendo un racconto di sé che non si limita ai fatti ma si apre alla dimensione simbolica e universale.
Fu proprio l’incontro casuale con il libro Mitobiografia, che raccoglie gli scritti di Bernhard, a suscitare in Màdera l’interesse per la psicoanalisi. Decisivo fu poi il ruolo della curatrice del saggio, Hélène Erba-Tissot, che lo indirizzò verso Paolo Aite, segnando così l’inizio del suo percorso analitico
Il mito per Màdera non è più soltanto un racconto arcaico, ma diventa una trama di senso che struttura l’esistenza individuale e collettiva, offrendo una mappα universale sui passaggi e le esperienze della vita.
La narrazione diviene quindi il mezzo attraverso cui il mito si attualizza e viene continuamente reinterpretato: essa consente di curare la storia individuale dando un senso profondo agli eventi, aiutando ciascuno a riconciliarsi con le proprie ferite e a trovare fili conduttori significativi.
In questo processo, il mito narrato diventa non solo finzione efficace, ma anche condizione per la costruzione della verità non come corrispondenza ai dati fattuali bensì come verità fondata sulla metafora e sul simbolo: una verità che favorisce la trasformazione e la crescita personale, promuove la riconciliazione con sé stessi e con gli altri e dunque compone senso.
Per Màdera, questo processo di ricerca della verità narrativa implica riconoscere il valore performativo della parola e dell’immaginazione per favorire non solo la maturazione personale attraverso narrazioni che curano e fondano senso all’esperienza individuale ma anche la maturazione collettiva, considerato che la biografia di ognuno non può prescindere dalle relazioni, dai contesti di vita, dalla storia.
L’ABOF integra questo processo, dove mito, narrazione mitobiografica e verità si uniscono, in una pratica terapeutica e trasformativa che fonda e trasforma la biografia in quanto capace di curare, riconciliare e dare senso all’esperienza individuale tramite narrazioni universali.
Dal punto di vista più strettamente filosofico, ad ampliare e affinare lo sguardo di Màdera, un impatto decisivo viene dal pensiero di Pierre Hadot, filosofo francese tra i più influenti del Novecento, e dalla sua riscoperta degli esercizi spirituali antichi e della filosofia come stile di vita – la filosofia come modo di vivere – che Màdera rielabora offrendoli come strumenti pratici per la crescita personale e per la trasformazione esistenziale.
Anche Epicuro occupa un posto centrale nel pensiero di Romano Màdera come modello di filosofia terapeutica e pratica del piacere consapevole; in particolare, nel saggio Il nudo piacere di vivere – pubblicato per la prima volta nel 2006 da Arnoldo Mondadori e successivamente ripubblicato da Lindau nel 2025 in una nuova edizione aggiornata – Màdera valorizza il messaggio della terapia delle passioni, interpretando il piacere non come ricerca edonistica illimitata, ma come esperienza sobria e autentica. Per Màdera, il piacere epicureo si lega all’assenza di turbamento, alla gioia tranquilla degli affetti, della natura e della relazione, e alla capacità di vivere il presente senza inquietudini né paure inutili. In questa prospettiva, il vero piacere epicureo, secondo Màdera, coincide con la padronanza di sé, la limitazione dei desideri e la cura dell’anima, configurando una filosofia che mira alla serenità interiore e alla riconciliazione tra pensiero filosofico e pratica esistenziale.
Màdera integra come elementο centrale nella sua proposta dell’ABOF, la filosofia intesa come cura filosofica che comprende e interseca sia il modo di vivere – con il lavoro quotidiano sulla trasformazione di sé, sulle emozioni, sui comportamenti – sia la ricerca del senso – con l’esercizio di libertà, di consapevolezza e di apertura etica al mondo e agli altri.
È così che il percorso personale di Romano Màdera, in continuo dialogo con autori di riferimento e maestri, si struttura in un pensiero originale e dinamico che integra la profondità dell’immaginale junghiano, la prassi della cura antica, la critica filosofico-sociale e la spiritualità laica, per dare vita a uno stile filosofico-analitico che coniuga trasformazione, relazione, consapevolezza e ricerca di senso nella vita individuale e collettiva.
L’elaborazione originale di Màdera, l’ABOF, la sua proposta di Analisi Biografica a Orientamento Filosofico è una visione nuova e feconda: terapia per la cura esistenziale, cura del senso, in cui analisi profonda, filosofia antica e pratica narrativo-biografica si intrecciano in un approccio trasformativo riconosciuto oggi ben oltre i confini italiani.
Màdera propone inoltre un’idea di spiritualità laica – che si accompagna all’esperienza della Compagnia di Spiritualità Laica ormai in essere da più di tre anni – come cammino che intreccia profondità interiore e impegno etico nel realizzare una pratica filosofica trasformativa e dialogica, capace di portare senso, cura e responsabilità nella vita quotidiana, nel dialogo tra individui e nell’incontro di differenti culture.

