Carl Gustav Jung
Carl Gustav Jung
L'opera al rosso
Carl Gustav Jung
L'opera al rosso
«La dimensione estatica della mente suppone una situazione umana in cui vi sia un’ampia disponibilità di tutte le esperienze di vita, o di gran parte di esse, una capacità di far uso dei propri momenti di sviluppo non solo evocandoli nel ricordo, ma vivendoli, rivivendoli, attraversandoli in più direzioni.
Il Libro rosso è l’esperimento, il crogiuolo originario del nesso fra pratica analitica e rinnovamento spirituale centrato nell’esperienza individuale.»
La carta del senso
Carl Gustav Jung
L'opera al rosso
Feltrinelli, 2016
Ogni vita umana chiede di essere salvata. Ogni vita umana si fa strada nel mondo impersonale delle convenzioni, si scava nella pietra refrattaria dei conformismi, si mette in cerca della voce segreta che la chiama a spogliarsi di ciò che è noto ma non le appartiene, per assumere fino in fondo ciò che le appartiene ma non conosce ancora.
È sull’onda di questa idea di salvezza che Romano Màdera rivisita il pensiero di Carl Gustav Jung, mettendo al centro della sua rilettura il documento più enigmatico dell’intera opera junghiana, quel Libro rosso che lo psicoanalista svizzero aveva composto in una stagione segnata dal travaglio interiore e dalla necessità drammatica della trasformazione della propria vita come del proprio pensiero.
Màdera rilegge con pazienza e audacia queste pagine sconcertanti e personalissime regalandoci una rivisitazione profondamente filosofica e quasi sapienziale del lascito junghiano.
E ci dona un libro capace di misurarsi in maniera radicale con gli enigmi tutti umani del sacro come potenza di trasformazione, della morte interiore come fuga dai pericoli della metamorfosi, della rinascita come incalcolabile avventura del divenire se stessi.
Incontri con l'autore
Il Libro Rosso di Jung. Il senso come la terapia delle terapie
Romano Màdera intervistato al Kum! Festival 2019 di Ancona
Rai Cultura | Filosofia, ottobre 2019
guarda l'intervista
Romano Màdera intervistato al Kum! Festival 2019 di Ancona
Rai Cultura | Filosofia, ottobre 2019
guarda l'intervista
Il Libro Rosso di Jung
Il senso come la terapia delle terapie
Recensioni
Federico Guastella: Recensione di Carl Gustav Jung
Solo Libri, 21 novembre 2017
Solo Libri, 21 novembre 2017
Federico Guastella
Recensione di Carl Gustav Jung
Il fulcro intorno al quale si sviluppa il saggio è l’idea di salvezza, intesa come un cammino personalissimo, nell’ottica del ciclo di morte e di rinascita, che è, in sostanza, una elaborazione di quello che deve ancora venire.
La rivisitazione che Romano Màdera fa de “Il libro rosso” è oltremodo interessante e muove da un nucleo fondamentale: il farsi strada al di là dei conformismi e delle convinzioni.
È questo il motivo centrale del percorso da intraprendere affinché ogni vita umana, spogliandosi di ciò che è nodo (lo smascherarsi di pirandelliana memoria), assuma fino in fondo il proprio essere che ancora le sfugge.
L’idea di salvezza, di natura sapienziale, sta proprio nell’intraprendere un cammino personalissimo nell’ottica del ciclo di morte e di rinascita che è un andare al di là della forma estranea, una elaborazione, in sostanza, di quello che deve ancora venire.
L’avventura, il futuro genuino di se stessi, l’anelito alla totalità.
Lea Melandri: La visione luminosa dell’inconscio
Il Manifesto, 17 maggio 2017
Il Manifesto, 17 maggio 2017
Lea Melandri
La visione luminosa dell’inconscio
L’ultimo libro di Romano Màdera, Carl Gustav Jung (Feltrinelli, pp. 160, euro 14) è difficile da districare nei suoi
molteplici annodamenti e al contempo affascinante per il sapere a cui vorrebbe aprire la strada: «fortemente
individualizzato, autobiografico e biografico, immaginativo, emozionale, onirizzato e relazionale».
Una «clinica dell’individuazione», intenta a riportare la dimensione inconscia collettiva al momento storico-biografico delle persone è, del resto, l’assunto principale di Philo e Sabof, le scuole a orientamento filosofico di cui Màdera è stato ideatore.
LA RICERCA DI NESSI tra individuo e collettivo, tra i mutamenti storici, sociali, culturali e il riflesso che hanno nel vissuto dei singoli, è stata al centro dei movimenti antiautoritari degli anni Settanta, del femminismo in particolare, e la psicoanalisi, sia pure per un tempo breve, è sembrata indispensabile per interrogare l’agire politico.
La «sfinge analitica» – scriveva Elvio Fachinelli – aspetta al varco il viandante e il quesito che gli pone è «che cosa è l’uomo».
Ma per incontrare Edipo bisogna essere sulla strada di Tebe, bisogna che l’analista porti in altri luoghi condizioni, possibilità, linguaggio dell’interrogazione analitica.
MA SI PUÒ DIRE – come fa notare Màdera – che la stessa psicoanalisi aveva rappresentato, agli inizi del Novecento, il «sintomo» di un profondo rivolgimento della ragione e della cultura occidentale, la crisi del patriarcato e l’inizio di quella che Jung, identificando sesso e genere, chiama la rinascita attraverso il «principio femminile», l’ingresso nel «dominio vero e proprio della donna, la sua psicologia basata sul privilegio dell’Eros», cioè sessualità, corporeità, istinti, maternità creativa.
È su questi inizi e sul Libro rosso di Jung del 1916 che si ferma l’attenzione di chi, come Màdera, ha conosciuto le delusioni della sua militanza politica e l’analisi che gli avrebbe «cambiato la vita».
Paolo Legrenzi: La faccia filosofica della psicologia
Il Sole 24 Ore Domenica 26 febbraio 2017
Il Sole 24 Ore Domenica 26 febbraio 2017
Paolo Legrenzi
La faccia filosofica della psicologia
Il saggio di Romano Màdera, filosofo versatile dell’università Bicocca, è ben più di un profilo del pensiero di Jung, il discepolo/avversario di Freud. Màdera ha fondato nel 2007 la società degli analisti filosofi.
Chi appartiene a questa società si occupa del benessere altrui. Cura le psicopatologie, ma solo quando l’analista filosofo è anche psicologo o psichiatra.
Con una scrittura chiara e scorrevole (almeno per chi già conosca Jung e la filosofia), Màdera traccia il bilancio dell’intreccio tra la sua formazione filosofica, l’eredità di Jung, e la pratica terapeutica.
È una miscela ricca, ma anche povera.
Fin dove possiamo spingerci oggi, trascurando un secolo di psicologia scientifica?
Abbastanza in là, proprio perché si può partire dalle ipotesi incorporate nei grandi sistemi filosofici del passato.
E si può procedere servendosi dell’introspezione, cercando cioè di guardare dentro la propria mente e di capire che cosa si celi dietro i racconti che gli altri fanno dei loro pensieri e delle loro emozioni.
Questa è la fonte principale delle intuizioni del senso comune.
Spesso diverse dalle scoperte fatte dagli psicologi sperimentali in laboratorio.
Paulo Barone: Se il senso cambia pelle
Alias Domenica - Il Manifesto, 20 novembre 2016
Alias Domenica - Il Manifesto, 20 novembre 2016
Paulo Barone
Se il senso cambia pelle
Come seguire i continui mutamenti che rimodellano senza sosta il volto della società contemporanea e dare conto dei lineamenti sempre più sfuggenti e dei modi di vivere spesso indecifrabili e sconclusionati che la caratterizzano?
Come avere il polso della corrente di infelicità e di misfatti, di sogni e nostalgie che scorre sotto la superficie dei suoi comportamenti per cogliere, al di là di essi, il tratto saliente che li unifica e la vocazione di fondo che potrebbe ispirarli?
Come farsi un’idea, insomma, del tempo presente, del tempo in cui viviamo?
Sino a un passato non lontano si poteva ancora esser certi che domande del genere avrebbero trovato, prima o poi, delle risposte adeguate, che lo sforzo impiegato per cercarle sarebbe stato infine coronato da successo.
Oggi, al contrario, sperimentiamo non solo che le risposte mancano del tutto, ma che il domandare stesso è diventato superfluo: il nostro tempo – forse per la prima volta nel corso della storia – potrebbe risultare privo di qualunque idea o immagine di fondo che lo orienti, e dunque ritrovarsi stordito, inconsistente, letteralmente insensato.
Proprio intorno alla questione della sparizione di senso dalla scena contemporanea, dei guasti che ne derivano, della necessità di ripristinarne la ricerca , ma, insieme, dei limiti invalicabili con cui quest’ultima si scontra, ruota il recente Carl Gustav Jung di Romano Màdera (Feltrinelli, pp. 160, euro 14,00).
La sua scelta di rifarsi – con Jung – alla psicoanalisi per seguire le vicissitudini del senso è più che pertinente. La nozione di inconscio con cui la psicoanalisi si qualifica emerge infatti nel mezzo di una precisa frattura storica, al termine cioè di quel processo di erosione con cui la Modernità si sbarazza di tutti i vincoli mitici, magici, religiosi, soprannaturali che regolavano invece i modi di vivere delle società tradizionali.
Moreno Montanari: Così teoria e vita s’intrecciano in Jung
La Repubblica, 13 novembre 2016
La Repubblica, 13 novembre 2016
Moreno Montanari
Così teoria e vita s’intrecciano in Jung
Una monografia di Romano Màdera sull’eredità terapeutica e culturale dello psicanalista svizzero. A partire dalla sua dimensione storica e biografica.
Peccato che il sottotitolo, L’opera al rosso, non appaia direttamente nella copertina di questa monografia sull’eredità terapeutico-culturale dell’opera junghiana.
Scegliendo il Libro rosso come punto di vista privilegiato per comprendere la psicologia del profondo, Romano Màdera invita a guardare l’opera junghiana come un esperimento personale nel quale teoria e vita si comprendono e si trasformano vicendevolmente.

