Il metodo biografico

Il metodo biografico

come formazione, cura, filosofia

Il metodo biografico

come formazione,
cura, filosofia

«Il compito che ci sta davanti, che sta nel futuro prossimo da esplorare, è quello di salvare la nostra capacità di raccontare e di perseguire una storia che sia capace di ospitare, di ascoltare, ma anche di discutere e superare il non-senso che la modernità e i suoi postumi hanno elevato a unico senso implicito e indiscutibile, dopo aver consumato, nella disillusione, i residui del pallido surrogato degli dei antichi e del Paradiso terrestre: il successo dei meritevoli come premio del progresso.

È questa la ragione, storicamente determinata, che conduce a intraprendere l’impresa della ricerca di un senso ulteriore, oltre le lusinghe del rimpianto per gli idoli caduti del senso come credenza collettiva vincolante, ma anche oltre il disincantato cinismo intellettualistico di chi crede che senza senso si possa vivere degnamente, mentre l’umanità affonda nella melma indistinta dei sensi prefabbricati dall’invisibile coartazione della “religione della vita quotidiana”, di una vita pagata con la moneta scadente della speranza fasulla di qualche sicurezza e di qualche agio.

La ricerca di un senso capace di sopportare la vita e di benedirla – quando è possibile e giusto benedirla – non è una scelta tra le altre, è la scelta eticamente e intellettualmente necessaria a vivere con qualche consapevolezza e responsabilità, a vivere quindi nella misura possibile e degna dell’umano. A non sprecare la vita nella finta disinvoltura di chi non vuole, o non riesce, a prenderla sul serio

Il metodo biografico

come formazione, cura, filosofia

Come cercare una direzione, significativa per la nostra esperienza di vita, nelle pratiche di formazione e di cura?

Come orientarsi nel labirinto delle proposte che si illudono di evitare la domanda di senso?

Nel caos delle mode culturali e dei residuati ideologici, possiamo ripartire da quello che ci resta: da noi stessi, dalla vita in prima persona (bio) che è inscritta (grafia) nella storia sociale, nel romanzo familiare, nei riferimenti culturali, nelle tracce psichiche profonde.

Il metodo biografico chiama direttamente l’autore che lo propone a un serrato confronto con la propria storia e con il proprio percorso di analisi e di autoanalisi, con le immagini dei sogni e dei quadri di sabbia.

Ogni biografia è intrisa dei grandi racconti di senso, dei miti, spesso inconsapevoli, che l’esperienza di una vita pensata mette di nuovo alla prova.

Farne un metodo significa cercare di prendersi sul serio. E invitare altri a una formazione e a una cura che non considerino niente di ciò che è umano estraneo a nessun individuo.

Incontri con Romano Màdera

Alessandro Rossi
Intervista a Romano Màdera

Rassegna ʿDentro le quinteʾ (Interviste poco ordinarie a persone straordinarie)
a cura di Alessandro Rossi, Progetto culturale Daedalus, RBSGROUP Studio di architettura Milano

Play Video

Un salto in biblioteca
"Il metodo biografico" di Romano Màdera

Romano Màdera presenta “il metodo biografico” rispondendo a 3 domande di Cristina Arcidiacono

Play Video

Philo Pratiche Filosofiche
Il metodo biografico come formazione, cura, filosofia

Possiamo provare a ripartire, nella crisi e nel caos delle mode culturali e dei residuati ideologici, da quello che ci resta: da noi stessi, dalla vita in prima persona (bio) che è inscritta e formata (grafia) dalla storia sociale, dal romanzo familiare, dai riferimenti culturali, dalle tracce psichiche profonde.

Ricominciare da sé ma non per finire con sé: al contrario, per riaprire quello sguardo “secondo il tutto” che è la vocazione alla filosofia come modo di vivere. Oggi da riformulare secondo un metodo che rintracci l’insieme nella filigrana dei percorsi individuali.

Il metodo biografico chiama direttamente l’autore che lo propone a una verifica personale, a un serrato confronto con la propria storia e con il proprio percorso di analisi e di autoanalisi, con le immagini dei sogni e dei quadri di sabbia.

Ogni biografia è intrisa dei grandi racconti di senso, dei miti, spesso inconsapevoli, che l’esperienza di una vita pensata mette sempre di nuovo alla prova. Farne un metodo significa in fondo cercare di prendersi sul serio. E poter invitare altri a una formazione e a una cura che non consideri niente di ciò che è umano estraneo a nessun individuo.

Di fronte a questa grande crisi, occorre cominciare da sé ma non finire con sé
Intervista a Romano Màdera

Metodo biografico vuol dire l’attenzione al contesto dell’insieme della nostra esperienza, al suo intreccio.

La psiche è solo una parte di una storia di vita dove società, cultura, corpo, valori e ideali hanno funzioni non meno importanti.

E, soprattutto, “filosofico” vuol dire per noi – intendo l’associazione Philo e Sabof ( l’associazione di analisi biografica a orientamento filosofico) – semplicemente che la ricerca del senso, come orientamento di vita, è la cosa fondamentale, la vera cura ( anche se questo lo riconosceva già Jung).

Nella pratica quali sarebbero le differenze? Che l’analisi è solo uno degli “esercizi di trasformazione”, o “esercizi spirituali”, che possono essere praticati fuori e dentro lo spazio analitico : esercizi della filosofia antica, esercizi rinnovati e propri del nostro tempo, esercizi delle diverse tradizioni sapienziali etc. etc.

L’esercizio è tutto.

Ma bisogna, a questo serve l’analisi biografica, costruirsi un percorso, anche tra gli esercizi, “fatto su misura”, adatto a quell’esperienza di vita: questo significa per noi “mitobiografia”, una biografia più consapevole e responsabile che, ricercando un racconto di senso nel quale si può riconoscere, pratica, nella vita quotidiana, esercizi scelti di trasformazione, inserendoli perciò in una pratica complessiva che possiamo chiamare “pratica di umanizzazione”.

Su questi esercizi non posso che rimandare a un altro mio libro, dove sono trattati diffusamente, “La carta del senso”, pubblicato da Cortina nel 2012.

Il libro sul metodo biografico è la sua ideale continuazione.

Recensioni

Andrea Castiello d’Antonio
Il metodo biografico di Romano Màdera

È, questo, un testo difficile, ricco di spunti, che chiama il lettore a un’accurata introspezione e a una riflessione ampia su uno dei cuori pulsanti dell’essere e del divenire: la narrazione di sé e della propria storia come strada (impervia) verso la ricerca del senso della vita e del significato della (propria) vita.

Il titolo potrebbe trarre in inganno, dato che vi compare la parola “metodo”, ma non è un libro operativo, che insegna come fare per scrivere le biografie o per narrare se stessi a un interlocutore immaginario, o a una platea.

Non ci sono ricette né suggerimenti, né tantomeno metodologie o tecniche di narrazione e di composizione di testi autobiografici.

Martina Bandera
Il metodo biografico di Romano Màdera

Facente parte della collana Saggi di Raffaello Cortina Editore, il volume di Màdera “Il metodo biografico” spiega cosa intende l’autore parlando di metodo biografico e del caos esistenziale che prende forma partendo dall’esistenza stessa con sfumature personali ed emotive.

Dedicato al grande pubblico che si interessa di riflessioni filosofiche, caratterizzato da un linguaggio specifico e concetti alle volte complessi in una narrazione biografica che aiuta il lettore a disegnare il filo conduttore.

Il volume “Il metodo biografico” è composto da cinque capitoli che raccontano la riflessione attorno al concetto di esistenza personale, biografica, che assume significato partendo dal soggetto stesso ma che in esso non si conclude.

Il linguaggio è quello proprio dei mondi della filosofia e della psicologia di cui Màdera fa parte a pieno titolo.

Terminologia e concetti dunque astratti e che richiedono uno sforzo cognitivo ma che racchiudono la grandezza di cui tali temi sono portatori.

Clementina Pavoni
Romano Màdera, Il metodo biografico

Il libro di Romano Màdera è la testimonianza di un pensiero e di una ricerca portata avanti negli anni. È un libro con un filo conduttore molto resistente che connette parti diverse, assolutamente in relazione le une con le altre.

Un libro che viene affidato al lettore/allievo nella dedica alla fine: «il racconto […] è buono e vero quando è capace di risvolgere la vita di chi lo racconta e di chi l’ascolta, almeno in qualche misura, in una storia che consola – che sta con chi è solo – che rafforza e guida attraverso le peripezie future e passate» (p. 254).

Il tema, che è perno e struttura di tutto il libro, consiste nella domanda: quale il senso della propria piccola individuale vita nel contesto della complessità del mondo? La questione si appoggia su un punto chiaro e preciso per poi aprirsi in tutte le altre direzioni: l’assunzione della propria vita, della propria biografia, scrittura (grafia) della vita (bio).

È centrale la componente grafia, cioè la scrittura, nel senso di dare forma e narrazione al caotico succedersi degli eventi dell’esistenza. Scrivere, o comunicare a un altro, gli snodi della propria vita significa mutare il punto di osservazione: non si è più dentro nel flusso delle ore e degli anni, degli episodi traumatici, delle gioie e scoperte, tutto prende una forma, l’ordine di una narrazione.

È possibile osservare un significato nella tessitura delle scelte, degli errori, delle peregrinazioni, delle sofferenze e delle conquiste, cioè un senso, che a volte inconsapevolmente, a volte scientemente, ha dato valore all’esistenza.

Alberto Vito
Il metodo biografico di Romano Màdera

Il libro Il metodo biografico”, dopo il primo capitolo che motiva le impostazioni teoriche, coerentemente con il metodo che vuole proporre, contiene ampie pagine in cui l’autore parla di sé e della propria vicenda biografica, senza nascondere errori o delusioni.

Romano Màdera, l’autore di questo denso volume, è un noto filosofo e psicoanalista, docente di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. È membro AIPA (Associazione italiana di psicologia analitica) e IAAP (Associazione internazionale di psicologia analitica). Ha fondato “Philo” (Scuola superiore di pratiche filosofiche) e SABOF (Società di analisi biografica a orientamento filosofico).

Tra i suoi libri più recenti: Il nudo piacere di vivere (2006), La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica (2012), Una filosofia per l’anima. All’incrocio di psicologia analitica e pratiche filosofiche (2013), Carl Gustav Jung. L’opera al rosso (2016).

L’interesse per il metodo biografico è dunque non occasionale per Màdera, ma costituisce una linea di ricerca duratura nel tempo, affrontata anche in questo volume, che affonda ampiamente le sue radici sia nella filosofia che nella psicologia, per giungere anche a conclusioni di carattere politico che non si possono non condividere.

Il principio biografico che anima il metodo è il corrispettivo teorico-pratico della presa d’atto che un universale umano si è impiantato nella storia e che è centrato sull’individualità, per quanto si tratti ancora di un’individualità ideale (p. 17).

Giovanna Morelli
Benedire la vita

L’arco di una vita
In questo suo recente testo, Romano Màdera incrocia e porta a sintesi le parole del titolo nonché saperi diversi, convergenti in una consape-
volezza non parcellizzata dell’umano, tanto necessaria quanto misconosciuta dai tempi. Le pagine spaziano da considerazioni socio-politiche, antropologiche, psicoanalitiche a dimensioni mistiche e religiose (centrale qui la renovatio del mito cristiano di Gesù di Nazareth) sino a preziosi excursus nell’ambito poetico, letterario, sempre tenendo come fil rouge la vicenda della vita. 

La ricchezza del testo consente dunque molteplici percorsi di attraversamento, comprensivi dei preziosi rimandi tra le varie opere dell’autore, da lui stesso forniti. Il cuore del libro è un cuore biografico e ci riserva una sequela di pagine folgoranti per intensità personale, attratte a rinnovare il senso della teoresi, essa stessa giocata tra lucidità e passione. Si conferma e si amplifica un tratto distintivo dell’autore, la bellezza, il piglio stilistico di una scrittura che immerge la sua impegnativa materia nel movimento ondoso del profondo sentire.

Ivan Levrini
Romano Màdera, l’autobiografia come cura

Verso la fine del suo ultimo libro – Il metodo biografico come formazione, cura, filosofia (Raffaello Cortina Editore, 2022) – Romano Màdera giunge ad affermare che in definitiva quello che conta «è il senso che ciascuno riesce a trovare, o a dare, alla sua vita», conclusione che sembra banale, aggiunge l’autore, ma essenziale, perché «la sofferenza psichica si genera dentro un disorientamento, una confusione, un conflitto di sensi (orientamenti) possibili».

D’altra parte il libro esordisce proprio da questo: ci troviamo «nel mezzo di una nuova grande crisi: siamo nel caos», tesi che non ha bisogno di molte controprove. Ne facciamo esperienza diretta, personale. Siamo noi i sismografi della crisi che pervade ogni ambito della vita.

Moreno Montanari
Il senso di ciò che siamo è nel mito che viviamo

Ci sono libri che possono essere considerati l’esperienza ricapitolativa della propria vita:Il metodo biografico come formazione, cura, filosofia di Romano Màdera è sicuramente uno di questi. In esso l’autore raccoglie le riflessioni di una vita intera, raccontata senza omettere i propri «doppi impresentabili», ossia gli aspetti d’ombra, privati e collettivi, della propria vicenda biografica, in maniera a tratti commovente. Del resto, spiega l’autore, dopo il nietzschiano annuncio della morte di Dio, che ci consegna a una condizione «senza riparo, senza orientamento, senza senso, non possiamo che ricominciare dalla nostra esperienza, che porta un nome proprio, che è personale».

Non si creda che in questo modo il soggetto si richiude da in se stesso, al contrario: il metodo è prima di tutto biografico e solo successivamente autobiografico, a sottolineare che l’individuo «non è che un punto di sistema, concentrato di linee energetiche che lo costituiscono. Deve dunque essere riflettente e autoriflessivo, riconoscersi fatto d’altri e, di qui, procedere faticosamente al lavoro di riconoscimento e all’autoriconoscimento» che costituisce forse il desiderio psicologicamente primario dell’umano, nonché il punto decisivo nella costruzione della sua identità.

Marino Freschi
Il metodo Màdera, scoprire i balsami della biografia

Il “Metodo biografico” è una invenzione all’interno della psicologia analitica junghiana, un passaggio tra psicoanalisi e romanzo, se per romanzo pensiamo soprattutto all’esperienza moderna del Bildungsroman, del “romanzo di formazione, del Wilhelm Meister di Goethe e del Heinrich von Ofterdingen di Novalis fino all’Ulysses di Joyce.

La storia, individuale si purifica: a simbolo, a chiave della coscienza storica. Qui si propone un salto mortale: nella concretezza biografica dell’Uomo si recupera il principio cristico, l’impulso cristico, attivo, concreto, carne dell’uomo storico, si riconosce, nell’accettazione di sé, il senso della storia individuale e nella concatenazione, apparentemente casuale, degli eventi si percepiscono le necessarie stazioni di un disegno epocale.

Il discorso di Màdera é una rivisitazione delle critiche più inconciliabili al cristianesimo (Mari, Nietzsche), che si rivelano, in una prospettiva “rivoluzionaria”, come le conferme di ciò che veniva così irreversibilmente contestato.

Così sorge la commossa. consapevolezza che nei “meandri oscuri della storia vissuta con sincerità, in questo cammino tra passato e futuro, in questa scoperta del presente si apre una porta stretta verso la comprensione” della grande storia e della piccola storia deIl’uomo concreto.

Paolo Bartolini: L'individuo e ii contesto
Romano Màdera tra autobiografia critica e pensiero teorico

Fare i conti con la propria biografia – con quel grumo di vissuti e esperienze che connotano l’esistenza dei singoli dentro (e mai oltre) le cornici delle rispettive influenze storiche, culturali e cosmiche – significa anzitutto assumere una precisa postura etica: non vivere a nostra insaputa, impegnandoci nella ricerca di un orientamento che sappia liberare energie e forze creative prima sepolte.

Liberazione che non è mai completa e definitiva, e somiglia piuttosto a un’ascesi  ermanente, finalizzata a benedire la vita e a assaporare il gusto della gratitudine, nonostante tutto.

Sulla scia di Martin Buber l’intero sviluppo del libro rimane fedele a un’intuizione ben precisa: «cominciare da sé ma non finire con sé». L’orientamento biografico alla cura del Sé non va confuso con la passione narcisistica, per il dramma familiare eletto a chiave di comprensione di ogni traiettoria esistenziale. Al contrario, l’insegnamento di Màdera frequenta il punto di intersezione nel quale eventi collettivi, narrazioni condivise, ricordi d’infanzia e stati di coscienza non ordinari cooperano per donare nuove dimensioni d’essere al processo individuativo del singolo. Il concetto stesso di individuo ne esce arricchito, superando l’atomismo e l’ingenua autoreferenzialità che la modernità occidentale affida all’Io.