La carta del senso
La carta del senso
Psicologia del profondo e vita filosofica
La carta del senso
Psicologia del profondo
e vita filosofica
«Diciamo che oggi il superamento dell’incentramento egoico è diventato ancora più difficile: il pregiudizio favorevole a tutto ciò che è nuovo, singolare, privato, mette in difficoltà chi pretenda di cercare salvezza in idee, valori, comportamenti che realizzino l’individuazione come espressione autentica di una tensione all’universale.
Da questo discernimento dei tempi l’indicazione della necessità storica, per noi, del partire da sé.
(…) Seguire la propria via, significa anche relativizzare due volte le teorie di riferimento: perché esse sono parte, indispensabile ma collaterale, del modo di vita, e, in seconda istanza, perché le teorie sono ausili nel percorso di vita che le contiene, esse devono aiutare l’esperienza vivente ad avvicinare la saggezza, non astrazioni che si pretendano finalità in se stesse. Qui sta forse anche una correzione del modello delle antiche scuole e di moltissime vie religiose, almeno del passato: la via biografica dovrebbe rendere possibile un dialogo, un confronto, un mutuo aiuto fra appartenenze ideali diverse, un ecumenismo sconosciuto alla grande maggioranza delle filosofie e delle vie sapienziali. Le diverse esperienze ispirate a diverse teorie e ideali non si elidono l’una con l’altra, non si confutano, lavorano nella convinzione che la meta – come peraltro attestano le affinità del passato e del presente – le accomuna.»
La carta del senso
Psicologia del profondo e vita filosofica
La nostra è un’epoca di grande disorientamento: un affannato stordimento si accompagna a decisioni sempre revocabili e confuse, la misura psichica e spirituale dell’esperienza è turbata.
La necessità di ricercare una “carta del senso” nasce dalla duplice esigenza di rispondere all’incertezza e di esercitare la propria libertà. Identificare un percorso capace di reggere le asprezze della vita significa infatti portare alla luce la verità di se stessi uscendo dalla prigione del proprio io angusto per trascendersi nel mondo.
Nel solco di un rinnovamento della saggezza antica, l’autore delinea una via percorribile nella vita personale e nella vita pubblica, mettere a frutto i saperi della psicologia profondo e quelli della filosofia intesa come modo di vivere, a partire da Cari Gustav Jung e da Pierre Hadot.
Incontri con l'autore
La carta del senso
Psicologia del profondo e vita filosofica
Romano Màdera intervistato al "Kum! Festival 2019" di Ancona
Rai Cultura | Filosofia, ottobre2019
- guarda l'incontro
Psicologia del profondo e vita filosofica
Romano Màdera intervistato al "Kum! Festival 2019" di Ancona
Rai Cultura | Filosofia, ottobre2019
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Rai Cultura
Psicologia del profondo e vita filosofica
La carta del senso
Il lavoro di Màdera consiste nel mettere insieme l’aspetto delle psicologie del profondo con la filosofia, chiamando in causa anche attività corporee intese come consapevolezza profonda di sé e l’aspetto “mitobiografico”.
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Recensioni
Alida Airaghi: Recensione de La carta del senso
Solo Libri, 23 maggio 2018
Solo Libri, 23 maggio 2018
Alida Airaghi
Recensione de La carta del senso
Romano Màdera suggerisce ai lettori un percorso filosofico che incoraggi al cambiamento della propria vita (senza pretendere di cancellarne i momenti negativi), e insegni l’accettazione del dolore, rendendolo strumento di miglioramento per sé e per gli altri.
Il corposo testo affronta in sette capitoli temi diversi ma convergenti nell’obiettivo di un recupero della saggezza, del piacere di vivere, del superamento di ogni egocentrismo: per imparare a interrogarsi, a pentirsi, a riparare e a perdonare.
Chi legge può scegliere il modo più consono di affrontare “cammino della salute” proposto dall’autore; nel caso fosse particolarmente interessato alla psicanalisi, già l’introduzione si sofferma sui nodi cruciali che problematizzano il rapporto tra analista e paziente: l’individuazione dei sintomi di malessere, la dinamica che si instaura tra parola e silenzio, il transfert, la durata e la fine delle sedute. Utilizzando le fonti canoniche di tale scienza (Freud e soprattutto Jung), ma anche le voci più innovative e recenti (Winnicott, Matte Blanco, Paolo Aite) Romano Màdera esplora le più diffuse e problematiche sofferenze psichiche, dalla depressione alla nevrosi ossessiva, dall’ansia di prestazione alla bulimia consumistica.
Claudia Baracchi: Filosofia e polvere. A proposito di: Romano Màdera, La carta del senso
Giornale Critico - Rivista di filosofia, febbraio 2014
Giornale Critico - Rivista di filosofia, febbraio 2014
Claudia Baracchi:
Filosofia e polvere.
A proposito di: Romano Màdera, La carta del senso
il pensiero di Màdera si dispiega nella sua assai articolata architettura, raccordando la proposta della filosofia declinata nella vita, la disciplina delle pratiche filosofiche (della praxis, azione, infusa di consapevolezza, portata a coscienza), lo studio dell’esercizio nella sua portata pedagogico-formativa, politica e spirituale, l’analisi dei macrosistemi socio-economico-culturali in cui si situa il fenomeno umano, e l’indagine sulle configurazioni della psiche (e quindi del sentire, dell’esperire, fino anche al disagio e alla sofferenza) che si danno nella compenetrazione di collettivo e individuo, secondo dinamiche tanto endogene e singolarissime quanto geo-storiche.
È attraverso questo spettro variegato di discipline (da tempo ormai poco avvezze ad interagire le une con le altre) che Màdera affronta la questione dell’essere umano: quello che è, quello che potrebbe essere, la sua inquietante plasticità “pronta a tutto,” la sua natura, la sua dunamis. Così facendo, riprende motivi che l’antichità ci ha consegnati e che pure permangono impensati, e imprime a tali tematiche andamenti anche visionari e altamente originali.
Clementina Pavoni: Recensione de La carta del senso
Rivista di Psicologia Analitica, Nuova seria n. 35, Volume 87/2013
Rivista di Psicologia Analitica, Nuova seria n. 35, Volume 87/2013
Clementina Pavoni
Recensione de La carta del senso
La carta del senso è un dono che Romano Màdera offre ai suoi lettori.
La lettura di questo libro è in grado di operare un processo di trasformazione in chi vi si dedica. Per usare un termine dell’autore, è un’opera da «ruminare» (p. 234) cioè da affrontare con quella passione per il testo che dalla filosofia antica è passata, attraverso la sapienza ebraica, al monachesimo e da lì, in qualche modo, all’esegesi dell’oggi.
Ma è un dono anche per un altro motivo: con La carta del senso lo junghismo compie un importante passo in avanti. Romano Màdera opera un lavoro di sintesi dei due campi della sua ricerca πersonale: la conoscenza della filosofia (i riferimenti sono in particolare modo alla filosofia antica) e la pratica analitica.
Il suo metodo, con una sintesi che è anche linguistica, si chiama «analisi biografica a orientamento filosofico». Il sottotitolo del libro (psicologia del profondo e vita filosofica) riporta i due ambiti del lavoro quotidiano dell’autore, la pratica analitica e le pratiche filosofiche, che, influenzandosi reciprocamente, acquisiscono nuovi significati e nuove prospettive.
Si parla qui di una filosofia che nulla ha a che fare con l’insegnamento della storia della filosofia o dei suoi grandi
temi, piuttosto di una «pratica» della filosofia che riprende l’atteggiamento della filosofia greco-romana, come scuola di saggezza e di crescita interiore. I riferimenti sono a Epicuro, a Lucrezio e agli esercizi spirituali di Hadot…
Una filosofia quindi che affronta le grandi domande sul vivere e il morire e ne ricerca il senso nel dialogo con l’altro. Come si legge nell’Introduzione al libro:
La mia – la nostra ambizione – è più grande, caso mai potrebbe essere in odore di utopia, ma è proprio di questa ispirazione aperta e tesa che si nutre: vorremmo far vivere l’orientamento filosofico della vita, alla ricerca del Senso, come anima del tempo libero e di quello lavorativo. Perché si possa impiegare l’esistenza in una consapevole tensione all’espressione del riconoscimento.
Ivan Paterlini: Recensione de La carta del senso
Rivista FRENIS zero, 2012
Rivista FRENIS zero, 2012
Ivan Paterlini
Recensione de La carta del senso
Fare i conti con la propria biografia – con quel grumo di vissuti e esperienze che connotano l’esistenza dei singoli dentro (e mai oltre) le cornici delle rispettive influenze storiche, culturali e cosmiche – significa anzitutto assumere una precisa postura etica: non vivere a nostra insaputa, impegnandoci nella ricerca di un orientamento che sappia liberare energie e forze creative prima sepolte. Liberazione che non è mai completa e definitiva, e somiglia piuttosto a un’ascesi ermanente, finalizzata a benedire la vita e a assaporare il gusto della gratitudine, nonostante tutto.
Sulla scia di Martin Buber l’intero sviluppo del libro rimane fedele a un’intuizione ben precisa: «cominciare da sé ma non finire con sé». L’orientamento biografico alla cura del Sé non va confuso con la passione narcisistica, per il dramma familiare eletto a chiave di comprensione di ogni traiettoria esistenziale. Al contrario, l’insegnamento di Màdera frequenta il punto di intersezione nel quale eventi collettivi, narrazioni condivise, ricordi d’infanzia e stati di coscienza non ordinari cooperano per donare nuove dimensioni d’essere al processo individuativo del singolo. Il concetto stesso di individuo ne esce arricchito, superando l’atomismo e l’ingenua autoreferenzialità che la modernità occidentale affida all’Io.
Giulia Rossi: Romano Màdera, La carta del senso. Prospettive.
Le ali di Icaro, 2012
Le ali di Icaro, 2012
Giulia Rossi
Romano Màdera, La carta del senso. Prospettive.
La domanda sul dolore che affligge l’essere umano è quella fondamentale: viviamo in un’epoca in cui una “psicopatologia generale dei sani” affligge tutti, perché il “desiderio” non è più “desiderio di”, non ha più un orientamento autentico.
Risposte sbagliate a bisogni fondamentali non fanno altro che amplificare un desiderio che si riproduce all’infinito, svuotato, e che provoca sentimenti di inadeguatezza, mancanza e disgregazione. Religione, filosofia, psicanalisi e politica sono ambiti in cui non c’è analisi critica dei meccanismi che agiscono, nei quali si esprime la crisi dello spirito del tempo, e che alimentano questa coazione nevrotica del desiderio e le sue patologie.
Il metodo di analisi proposto da Màdera, definito “mitobiografico”, si delinea come una pratica dell’analista filosofo che mira a costruire la rete di significati e di simboli attraverso la quale l’uomo comprende se stesso e il mondo a partire dalla sua dimensione individuale e storica, dalla sua biografia, che diventa racconto, cioè autobiografia riflessiva, e che nella consapevolezza ritrova le sue radici mitiche e si fa, appunto, mitobiografia
Paolo Bartolini: Recensione de La carta del senso
Megachip, 11 ottobre 2012 e I Tempi Nuovi, 5 dicembre 2013
Megachip, 11 ottobre 2012 e I Tempi Nuovi, 5 dicembre 2013
Paolo Bartolini
Recensione de La carta del senso
Lo sguardo di Màdera è lucido e visionario insieme, soprattutto quando comprende che senza uomini consapevoli della loro interdipendenza con tutto e tutti, siamo destinati a replicare gli errori e le tragedie del Novecento, rafforzando la logica feticistica del sistema, che si nutre proprio dell’inconsapevolezza degli uomini e del loro mancato controllo sui processi riproduttivi della vita sociale.
È insomma un invito, quello di Màdera, a coltivare la passione per le alternative praticabili, per le eutopie [eutopie=”luogo felice”] che da subito, nel capitalismo, disegnano forme di resistenza al dominio incontrastato delle cose e del denaro. Molti altri sono gli argomenti che rendono questo libro un testo fondamentale per chi è alla ricerca di un nuovo equilibrio esistenziale e di spunti di meditazione che impegnino la vita, indicando una via percorribile di conversione filosofica.

