Una spiritualità laica​

Una spiritualità laica​

La vocazione di essere finalmente umani​

Una spiritualità laica​

La vocazione
di essere finalmente umani​

Una «spiritualità laica» è una spiritualità che non è confinata alle religioni, ma che nasce da ispirazioni che appartengono alle espressioni della cultura umana – anche quelle non religiose –, e in generale delle culture di chi non riconosce l’esistenza di un Dio o di diversi dèi. Questo libro parla dunque anche della spiritualità degli atei.

Perché e come uso la parola «laica» per parlare di spiritualità? In Italia – dove il mondo della cultura è afflitto da gran tempo da una sterile contrapposizione tra «laicismo» e «cattolicismo», un «doppio clericalismo» come lo chiama Pino Stancari, padre gesuita e mio amico da gran tempo – si è creato un gigantesco equivoco sul significato della laicità.

Una spiritualità laica

La vocazione di essere finalmente umani

È possibile vivere un’esperienza spirituale al di fuori della religione? La dimensione della spiritualità, intesa come ricerca di senso indipendente dalle istituzioni religiose, ha radici profonde nell’esperienza umana. Lungi dall’essere un’esclusiva delle fedi tradizionali, può manifestarsi anche a chi non crede in Dio o non aderisce a una fede specifica.

Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia e riflessione personale, Romano Màdera, filosofo e psicoanalista, analizza il significato autentico del termine «laicità», sganciandolo dall’opposizione con la dimensione religiosa, e riconoscendolo invece come uno spazio aperto al dialogo e alla pluralità delle visioni del mondo. Si delinea così una spiritualità che attraversa le religioni senza appartenere a nessuna, capace di riconnettere credenti e non credenti nella ricerca di un orizzonte etico condiviso.

In un’epoca segnata dalla secolarizzazione e dalla frammentazione del senso, Una spiritualità laica invita a riscoprire lo «spirito» come forza dinamica che anima la ricerca interiore, valorizzando le consonanze tra tradizioni diverse. E lo fa soffermandosi sul pensiero di molte figure note: da Nietzsche e Jung, passando per Ernst Bernhard e Roberto Calasso, fino ad arrivare a Martin Luther King, Thomas Merton, Thích Nhất Hạnh e Rosa Luxemburg. Dopo i fallimenti che le religioni (ma anche le concezioni filosofiche, etiche e scientifiche) portano in eredità, Màdera intravede la possibilità di una rinascita: in una spiritualità che, liberata dai «peccati strutturali» dell’etnocentrismo, del sessismo, del classismo, dell’autoritarismo e dell’antropocentrismo acritico, sia finalmente non dogmatica, aperta al confronto e radicata nell’esperienza umana universale.

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Incontri con Romano Màdera

Dignità TV Cult
presentazione del libro: Una spiritualità laica

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Una spiritualità laica

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Philo Pratiche Filosofiche
presentazione del libro: Una spiritualità laica

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Una spiritualità laica

È possibile vivere un’esperienza spirituale al di fuori della religione? La dimensione della spiritualità, intesa come ricerca di senso indipendente dalle istituzioni religiose, ha radici profonde nell’esperienza umana. Lungi dall’essere un’esclusiva delle fedi tradizionali, può manifestarsi anche a chi non crede in Dio o non aderisce a una fede specifica.

Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia e riflessione personale, Romano Màdera, filosofo e psicoanalista, analizza il significato autentico del termine «laicità», sganciandolo dall’opposizione con la dimensione religiosa, e riconoscendolo invece come uno spazio aperto al dialogo e alla pluralità delle visioni del mondo.

Si delinea così una spiritualità che attraversa le religioni senza appartenere a nessuna, capace di riconnettere credenti e non credenti nella ricerca di un orizzonte etico condiviso.

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Fahrenheit Radio Tre, presentazione di:
Una spiritualità laica. La vocazione a essere finalmente umani

È possibile vivere un’esperienza spirituale al di fuori della religione? La dimensione della spiritualità, intesa come ricerca di senso indipendente dalle istituzioni religiose, ha radici profonde nell’esperienza umana. Lungi dall’essere un’esclusiva delle fedi tradizionali, può manifestarsi anche a chi non crede in Dio o non aderisce a una fede specifica.

Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia e riflessione personale, Romano Màdera, filosofo e psicoanalista, analizza il significato autentico del termine «laicità», sganciandolo dall’opposizione con la dimensione religiosa, e riconoscendolo invece come uno spazio aperto al dialogo e alla pluralità delle visioni del mondo.

Si delinea così una spiritualità che attraversa le religioni senza appartenere a nessuna, capace di riconnettere credenti e non credenti nella ricerca di un orizzonte etico condiviso.

Recensioni

Moreno Montanari
Chiamiamola spiritualità laica

Il nuovo saggio dello psicologo analitico Romano Màdera è un viaggio di liberazione sapienziale tra Oriente e Occidente.

È innegabile che il recente pontificato di papa Francesco abbia riscosso consensi anche tra i non credenti; in parte per la sua capacità di supplire al vuoto della politica e, per altri versi intercettando il bisogno spirituale di quanti ricercano un orizzonte di senso nel quale riconoscersi: 

una casa comune in cui l’umanità, fuori e dentro di noi, possa ritrovare dignità e significato.

Forse simili persone sono animate da quella che nel suo ultimo libro Romano Màdera chiama Spiritualità laica (Bollati Boringhieri), una via per provare a realizzare «la vocazione a essere finalmente umani».

Una vocazione che attraversa gran parte della filosofia occidentale e orientale, i diversi patrimoni sapienziali delle religioni, le utopie politiche, il concetto junghiano di individuazione e, più in generale, l’idea psicoanalitica che sia possibile aiutare l’essere umano a portare a una maggiore fioritura le sue capacità esistenziali, aprendosi con più fiducia, responsabilità e autenticità alla vita.

Enzo Bianchi
Voler vivere spiritualmente è proprio dell'uomo, anche ateo

Romano Màdera sostiene che la spiritualità è “laica” secondo l’etimo greco “laòs”, appartiene al popolo.

È possibile vivere una vita spirituale senza credere in Dio? Si dà vita interiore al di fuori di un credo religioso? Esiste una spiritualìtà “laica”?

Negli ultimì anni queste domande attraversano la rìflessione di molti pensatori, filosofi, scrittori, artisti. Basti pensare a un fenomeno come “Torino spiritualità”, un appuntamento che, al dì fuori di ogni Chiesa o religione, dal 2005 per merito della Fondazione Circolo dei Lettori dì Torino è uno spazio dì incontri, dialoghi, lezioni e letture per crescere insieme attraverso il confronto tra coscienze, l’incrocio di fedi, culture e religioni provenienti da ogni parte del mondo e coinvolge ogni anno migliaia di persone.

Sì, la vita spirituale è un’esperienza che appartiene a ogni uomo e ogni donna.

Non è monopolio dei credenti o dei cristiani: ogni uomo, ogni donna vive una dimensione interiore, vive “spiritualmente”, cioè vive con una consapevolezza, una coscienza, un pensare, una ricerca che è propria dell’essere umano e trascende la natura animale.

La vita interiore o spirituale è una dimensione dell’esperienza umana in quanto tale, nella quale si decide e si cerca il senso della vita.

Ogni essere umano sa che è venuto al mondo, è cresciuto, si è umanizzato interrogando, ponendo a
chi era già nel mondo delle domande, dei “perché”, e poi ponendo queste stesse domande a sé stesso, nel corso della propria crescita.

Ognuno dì noi, come se possedesse una fiducia originale nella vita, è cresciuto cercando, si è costituito anche facendo domande. È ponendo e ponendosi domande, fin dalla fanciullezza, che un essere umano viene al mondo, si colloca nel mondo e trova dei riferimenti per sapere ciò che lui è e vuole essere.

Ecco. così è nata in ciascuno la vita spirituale o vita interiore che abbiamo potuto sviluppare consapevolmente oppure lasciare in una dimensione minima, senza custodia, schiacciata da «quell’omologazione dell’intimo cui tendono le società conformiste” (Umberto Galimberti), fenomeno sociale che ammorba l’atmosfera in cui viviamo.

C’è vita spirituale quando non ci si lascia vivere, quando non si permette ad altri di decidere e pensare per noi, quando non ci si accontenta di certezze già confezionate ma si è capaci di aprirsi alle domande poste dalla vita, alla domanda di senso e si è disposti, anche a fatica, a tentare di dare una risposta personale.

Una vera vita umana deve sì avvenire nella comunicazione con gli altri, ma non deve essere debitrice di soluzioni che gli altri trovano per noi: no, ognuno è chiamato a trovare in sé, in un cammino di vita interiore, la fonte del senso.

Si deve affermare con chiarezza che la vita spirituale o interiore non è una vita contrapposta alla nostra vita materiale, alla nostra esistenza quotidiana; anzi è una vita vissuta nel corpo, nella storia, nell’umanità senza possibili evasioni o esenzioni: è un modo di pensare, di sentire e di agire concreto, con gli altri e tra gli altri.

Insomma, senza la vita interiore non si dà alcun cammino di umanizzazione: solo proporzionalmente allo sviluppo della vita interiore c’è la possibilità di costruire la propria personalità, di trovare senso e significato nella vita, di giungere a una soggettività responsabile e autonoma.

Anche Romano Màdera si è posto la domanda se sia possibile vivere la vita spirituale al di fuori dì una religione.

Vi risponde con un saggio che merita di essere letto, anzi lentamente meditato: Una spiritualità laica. La vocazione ad essere finalmente umani.

Romano Màdera, già professore ordinario di Filosofia Morale e di Pratiche Filosofiche presso l’Università di Milano Bicocca, è filosofo e psicoanalista di formazione junghiana e saggista.

Gli scritti di Màdera sono un contributo signlficativo al cammino di umanizzazione, all’apprendimento della difficile arte di vivere.

In Spiritualità laica, Màdera mostra come in ogni essere umano la dimensione spirituale, intesa soprattutto come ricerca di senso, abbia radici profonde nell’esperienza umana, e per questo «la spiritualità non è e non può essere, monopolio di nessuna Chiesa e di nessuna religione».

Per capirlo occorre superare la sterile contrapposizione, tipicamente italiana, tra “laicismo” e “cattolicesimo”, che ha come esito un grosso equivoco sul significato di laicità.

Con l’aggettivo “laico” Màdera indica una spiritualità che attraversa le religioni e ogni via di senso, di orientamento profondo della vita da parte di chi non è religioso, di chi è agnostico e ateo: «voglio dunque parlare – reclama Màdera – anche della spiritualità degli atei: le spiritualità di tutti gli umani che cercano il bene e che per questo si mettono in ascolto del soffio dello spirito».
Sulla scia del vangelo dì Giovanni, «Il vento soffia dove vuole ma non sai da dove viene e dove va», come anche di Buddha, «Se desiderate conoscere il divino, sentite il vento sul viso e il sole caldo sulla vostra mano», Màdera sceglie la metafora del vento come immagine di una forza che trascina, che travolge senza poter essere creata e controllata ma che si manifesta come forza vitale, dinamica, come un modo di stare al mondo, come modo di ascoltare e di ascoltarsi. «Per questo ritengo dì poter chiamare “Spirito” anche la potenza dinamica della ricerca di senso della vita».

Questo porta Màdera a sostenere che la spiritualità è laica nella sua essenza, è di tutti, appunto è “laica” secondo l’etimo greco, è del laòs, appartiene al popolo.
«Ecco dunque la proposta del rovesciamento del senso comune: non è la spiritualità delle religioni la figura più appropriata della spiritualità stessa; al contrario, è la spiritualità “laica” nel suo fondamento esperienziale e concettuale a generare le differenziazioni religiose».

Applicando il metodo biografico Màdera propone alcuni “modelli esemplari”: da Nietzsche a Jung, e poi Ernst Bernhard e Roberto Calasso, proseguendo con il monaco buddista Thich Nhat Hanh, il monaco cristiano Thomas Merton e Martin Luther King. Ma anche Adriana Zarri, Giovanni Vannucci, Raimon Panikkar, fino all’ardita commistione di ateismo e mistica di Rose Luxemburg.

Attraverso queste figure, Màdera mostra che ricerca di senso, ricerca del bene, ricerca della felicità, sempre presenti in ogni itinerario spirituale, non possono consistere soltanto nella cura e nella realizzazione di sé stessi: una vita spirituale vissuta individualmente, in modo intimistico non può aiutare l’umanizzazione!

Solo chi si sente in relazione con gli altri, chi cerca la comunione con gli altri, chi non si vergogna di chiamare tutti fratelli è capace di percorrere con fecondità il cammino spirituale, che è sempre un cammino umano, cioè di un uomo, una donna appartenente all’umanità. Se uno volesse fare un cammino spirituale fuggendo gli altri, o addirittura disprezzando gli altri, sarebbe condannato a un autismo psicologico in cui non c’è spazio né per la creatività né per una vera crescita umana e così realizzare «la vocazione a essere finalmente umani».

Marino Freschi
La vocazione ad essere umani secondo Màdera

Una spiritualità laica - Marino Freschi Recensione Avvenire - Màdera website
«Se ieri sera (quando alle 8 guardai dalla strada nel grande salone del municipio ebraico, dove erano allogati ben più di cento emigranti ebrei russi…), se mi avessero dato la possibilità di essere ciò che voglio, avrei voluto essere un ebreo orientale giovinetto […]. Giovinetti così ce n’erano là parecchi che si rincorrevano, s’arrampicavano sui materassi, passavano sotto le sedie, in agguato del pane che qualcuno – è un popolo unico – spalmava loro con qualche cosa, ogni cosa è mangiabile».

Così Kafka scriveva a Milena Jesenská, il suo grande amore “ceco” . La lettera è un documento toccante del percorso autobiografico del “ritorno” all’ebraismo quale “popolo unico” , della sua personale teshuvah, che è il segno emblematico di quella spiritualità “laica” di cui scrive, con convinta partecipazione, Romano Màdera nel suo nuovo saggio Una spiritualità laica. La vocazione e essere finalmente umani (Bollati Boringhieri, pagine 176, euro 15,00).

Per Màdera, laico non è mai sinonimo di laicista in senso di anticlericale, bensì si ricollega all’etimologia greca di laos, popolo che «diventa centrale nella cristianità orientale, poi ortodossa», come lo è nell’ebraismo.

E proprio la lettera di Kafka illumina questa dimensione laica della spiritualità, che nell’unità del “popolo” può anche infrangere l’ortoprassi alimentare così rigida presso gli ebrei orientali.

La spiritualità laica è apparentemente un ossimoro eppure lo scorrere dei processi della secolarizzazione scoprono orizzonti nuovi e possibilità inattese per cui lo stesso nichilismo contemporaneo «può essere paradossalmente una via per la mistica», collegata al rifiuto di una visione antropomorfa del dio personale, promosso dalla teologia apofatica. Nel deserto della nientifi-
cazione, così approfondita da Nietzsche, origina quell’esperienza di disperazione da cui può germinare «una direzione della vita».

Andrea Tagliapietra
Romano Màdera: lo spirito soffia ancora

“Lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole, ne puoi udire la voce, ma non sai né da dove viene, né dove va” (Gv. 3,8).

Non c’è sintesi migliore del significato dell’ultimo libro di Romano Màdera di quella offerta dalle parole del Vangelo di Giovanni, che in questo versetto riporta la risposta di Gesù a Nicodemo.

Se il credo della carne colloca il fariseo nella disciplina della Legge in cui è nato e che lo spinge a consultare il Rabbi di Nazareth nottetempo, per non farsi scoprire dai suoi correligionari, lo Spirito può condurlo a una seconda nascita, anarchica e liberatoria, ma – e qui forziamo un po’ l’interpretazione del passo – allo stesso tempo inclusiva di ciò che Nicodemo è stato, della sua storia e dell’autenticità della sua fede. Una spiritualità laica.

La vocazione a essere finalmente umani (Bollati Boringhieri 2025) è, come molti degli ultimi lavori di Màdera – da La carta del senso (Raffaello Cortina 2012) a Il metodo biografico (Raffaello Cortina 2022), fino a Lo splendore trascurato del mondo (Bollati Boringhieri 2022) –, un libro di filosofia e, insieme, un manuale per il buon vivere.

Del libro di filosofia ha la robusta articolazione teorica, i precisi riferimenti testuali, del manuale di vita il tono colloquiale e affabile, quasi quello di una conversazione tra amici.